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Tra il sacro e il profano: simboli del Dìa de Muertos

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Questo blog è un esperimento per soddisfare il mio appetito di scrittura e potermi nel tempo ri-legge col fine di ottenere delle risposte alle famose domande:

Chi? Cosa? Dove? Quando?

Tra il sacro e il profano: simboli del Dìa de Muertos

Elettra Ministeri

Secondo la tradizione popolare, ogni anno nel Día de los Muertos (1-2 novembre), i defunti tornano dall'oltretomba per riabbracciare amici e parenti.
I festeggiamenti avvengono con musica, bevande e cibi colorati!

In quest'articolo andremo a scoprire alcuni elementi e simboli indiscussi di questa importante festa messicana.

Gli “Ofrendas”

Per accogliere i defunti amati, i familiari creano degli "altari" privati, chiamati ofrendas.
L’altare è un elemento fondamentale perché rappresenta la porta tra la vita e la morte, per questa ragione vengono allestiti altari nelle case, nei locali e persino nelle piazze principali.

Gli Ofrendas ha una loro struttura ben precisa, sono formati da più livelli che rappresentano la visione del mondo: il mondo materiale, l'immateriale ed i quattro elementi.
I simboli dei 4 elementi vengono rappresentati con:

  • papel picado (carta velina traforata e ritagliata) che rappresenta il vento,
  • Candele e ceroni per l’elemento fuoco,
  • semi di mais, cacao per l’elemento terra,
  • bevande varie, per l’elemento acqua
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Tagetes Flor

Il nome scientifico, di origine etrusca, è Tagetes Erecta, anche conosciuto come garofano africano, garofano dell'India (intendendo con India il continente americano) o Marigold in lingua inglese. 
Questi fiori hanno il vantaggio di durare parecchio, anche 15 giorni, sono originari dell’America Centrale e dell’America del Sud. In Messico, vengono ampiamente utilizzati durante la celebrazione del Dìa de Muertos per decorare tombe ed altari, o spargendo boccioli di fiori lungo il percorso che dalla tomba porta alla casa per indicare la via ai morti ed evitare che si perdano.

Le popolazioni pre-ispaniche conoscevano questo fiore ed anch'essi lo utilizzavano nelle celebrazioni dei morti.
Ma non solo in Messico e Sud America ritroviamo il fiore Tagete come protagonista di celebrazioni sacre: in India, Nepal e Thailandia fiori di Tagete sono presenti nelle feste liturgiche ed anche nei matrimoni. Mentre in Ucraina questo fiore è considerato come simbolo nazionale.

Legato alla morte come alla vita, il fiore di Tagete con i suoi colori vivaci, i petali increspati e seghettati, è il simbolo, nel linguaggio dei fiori, della divinazione e dell’affetto sacro ed eterno.

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Calaveras

Uno dei simboli più famosi e ricercati da chi viaggia in Messico, è il teschio decorato e colorato.
Divenuto indiscusso rappresentante della cultura messicana, ed immancabile souvenir, forse non vi sorprenderà sapere che la sua origine è legata alla festa del Día de los Muertos.
Durante questa festa, i dolcetti più regalati sono per l’appunto dei piccoli crani fatti di zucchero o cioccolato, disegnati e colorati.
Questi teschietti sono un omaggio agli spiriti dei morti ed alludono al pensiero che anche la morte può essere dolce e non amara.

Come abbiamo più volte ribadito, durante il Día de los Muertos non vi è nulla che evochi tristezza e lutto, la morte viene esorcizzata con dolcezza, colori vivaci, musica e danze.

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La morte elegante

Immancabile presenza ai festeggiamenti del Día de los Muertos, è la “La Catrina”, ossia la grande dama della morte.

Simbolo per eccellenza del folklore messicano, la Catrina, inizialmente denominata “la Calavera Garbancera” ha una storia interessante perchè racchiude in sè non solo lo spirito di questa festa ma anche l’orgoglio del popolo messicano.

Il creatore di questo personaggio è stato l’artista locale José Guadalupe Posada; incisore, illustratore e fumettista messicano attivo dalla fine del 1800 fino agli inizi del 1900.
José Posada era molto legato al suo popolo, le sue opere sono ispirate alla vita e ai drammi quotidiani: scene popolari, critica socio-politica ed illustrazioni di "scheletri" o teschi associati alla tradizione del Giorno dei Morti.
La Calavera Garbancera nasce come la caricatura di una donna messicana, che si vergogna delle sue origini indigene e si camuffa indossando un largo cappello e gli abiti dell’aristocrazia europea.
Il nome “garbancera” era l’appellativo con cui venivano chiamati coloro che imitavano lo stile europeo negando la propria cultura.

In origine La Calavera era una critica diretta a quei messicani indigeni che si arricchirono alle spalle del popolo messicano e venne utilizzata a fine Ottocento come simbolo della resistenza contro la dittatura di Porfirio Díaz.

Molti anni più tardi, l’artista messicano Diego Rivera riprese questa figura, ribattezzandola col nome “La Catrina”.
Nel murales “Sogno di una domenica pomeriggio nell’Alameda Centrale”(Sueño de una tarde dominical en la Alameda Central), realizzato nel 1947 in memoria dei 400 anni di storia messica, nel gruppo centrale compare la Catrina tenuta a braccetto dall’artista Posada.
La Calevara ora chiamata Catrina, appare come una dama borghese con al collo un boa di piume e vive tra le persone comuni come a voler ricordare che la morte ha un potere neutralizzante e davanti a lei siamo tutti uguali, ricchi e poveri, europei ed indigeni, uomini e donne, senza distinzione di classe e cultura.

 Sueño de una tarde dominical en la Alameda Central

Sueño de una tarde dominical en la Alameda Central

Dal 2003 El Día de los Muertos è entrato a far parte nella lista UNESCO,  dei patrimoni orali e immateriali dell'umanità, come espressione della cultura e delle tradizioni immateriale del mondo.

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Scrivo una cartolina

E' un progetto con cadenza mensile a cui mi dedicherò da Settembre 2017 fino ad Agosto 2018.
Il mio lavoro sarà di realizzare un'illustrazione per ogni mese dell'anno, che rilascerò gratuitamente.
Il personaggio che ho scelto per il mese di Novembre è la Catrina, simbolo della cultura del Messico e personaggio centrale nei festeggiamenti del Dìa de Muertos.
Scarica qui

Se ti è piaciuto quest'articolo ed hai perso i precedenti sul Dìa de Muertos:

- La vita eterna del Ricordo

- Dìa de Muertos, tra nostalgia e divertimento