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La vita eterna del ricordo

Blog

Questo blog è un esperimento per soddisfare il mio appetito di scrittura e potermi nel tempo ri-legge col fine di ottenere delle risposte alle famose domande:

Chi? Cosa? Dove? Quando?

La vita eterna del ricordo

Elettra Ministeri

Quando si parla di Giorno dei Morti e di morte in generale, scende un velo di silenzio e volgiamo lo sguardo altrove. E’ un argomento di cui si preferisce non parlare e non pensare.
La stessa parola (morte) si evita di pronunciarla sostituendola con parole come “è scomparso”, “se n’è andato”, “è venuto a mancare”.
Nella società dei nostri anni non c’è posto per la morte, considerata quasi un errore biologico.
Eppure la morte è strettamente connessa al ciclo della vita e per parecchi secoli, fino al 600, è stata celebrata come un passaggio ad un’altra vita.

La morte: il grande tabù della nostra società

I primi giorni di Novembre cadono i veli del tabù e la morte esce allo scoperto.
Come molti sanno 1-2 Novembre sono i giorni di commemorazione dei Santi e dei defunti e rappresentano, forse, l’unico momento dell’anno in cui la società si ritrova involontariamente a parlare e pensare alla morte.
Questi giorni sono vissuti nel mondo cristiano con dolore, tristezza e nostalgia.

Ma non tutti i popoli vivono questi giorni con tristezza, anzi, in Messico ed ovunque vi sia una grande comunità di messicani, in questi giorni case e strade si riempiono di luci e colori, si danza e si festeggia il ritorno dei defunti sulla Terra e guai a farsi trovare impreparati!

Per il mese di Novembre ho scelto di scrivere del “Día de Muertos”, una festa antica e molto sentita in Messico.
Iniziamo con qualche cenno storico: Da dove nasce la festa del “Día de Muertos”?

La vita eterna del ricordo: le origini

L’usanza e le modalità messicane di festeggiare i morti hanno origini molto antiche. Si tratta di celebrazioni e riti precolombiani che si svolgevano all’inizio di Agosto e duravano diversi giorni. Quando nel XVI sec. gli spagnoli invasero il Sud America rimasero sorpresi nel vedere le popolazioni locali festeggiare la morte con tanta felicità e sentimento.

Potete immaginare il loro sgomento?

La diffusione della religione cattolica non bastò a far scomparire le usanze dei nuovi territori, ed alcune di queste feste “pagane” continuarono ad essere praticate. I cattolici spagnoli capendo che non sarebbero riusciti con la violenza a sradicare tali usanze, decisero furbamente di riadattarle e fonderle con quella del mondo cristiano. Così le lunghe celebrazioni di Agosto furono ristrette ed accorpate nei primi due giorni di Novembre, il Giorno dei Morti o in spagnolo il “Día de Muertos”.

Anche se sono passati tantissimi secoli ed il periodo e le date sono diverse da quelle degli avi precolombiani, tutt’oggi in Messico questi giorni vengono festeggiati alla stessa maniera, con gioia e buon sentimento.

Da dove nasce questo sentimento di gioia nei confronti di un evento che nei nostri Paesi viene vissuto con profonda tristezza?

L’approccio alla morte nelle popolazioni precolombiane come gli Aztechi, era molto diverso, l’alternasi di morte e vita era considerato un fenomeno indispensabile per il mantenimento dell’ordine cosmico.
Essi non credevano al Paradiso e Inferno dopo la morte, bensì credevano che è l’evento che ha generato la morte a stabilire il prossimo “mondo” dove il defunto avrebbe trascorso il suo tempo, e da alcuni di questi “mondi” dopo 4 anni avrebbe anche potuto fare ritorno.

In conclusione il concetto di morte era strettamente legato a quello di viaggio e di rinascita
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Nei prossimi post andremo a vedere i seguenti argomenti:
- come viene celebrato oggi il Día de Muertos
- simboli e colori di questa insolita festa